| "Live review: V5 in Alchemia" published on 03-20-09 by Improjazz Magazine |
| "Live Review: V5 in Cadiz, Spain." published on 03-09-09 by Diariobahiadecadiz.com |
| "Live review (German): V5 at Jazz-Fabrik" published on 02-03-09 by main-rheiner.de |
| "Review: Beat Reader (Italian)" published on 05-27-08 by AllAboutJazz.com (Italy) |
| "Review: Beat Reader" published on 02-13-08 by DustedMagazine.com |
| "Review: Beat Reader" published on 01-23-08 by All About Jazz |
| "Review: 'Target or Flag'" published on 05-14-07 by Jazznet |
| "The Vandermark 5 in Pittsburgh" published on 02-17-07 by jazztimes.com |
| "Twisted Lines: The Vandermark 5" published on 02-15-07 by Washington Post Express |
| "V5: Pittsburgh show preview" published on 02-15-07 by Pittsburgh Tribune-Review |
| "Jazzers Rock Out in Somerville" published on 02-12-07 by Boston Globe (SoundEffects) |
| "V5: Detroit show preview" published on 02-07-07 by Detroit Metro Times |
| "V5: NYC/Brooklyn show preview" published on 01-26-07 by TimeOutNY |
| "Review: A Discontinuous Line" published on 01-20-07 by AllAboutJazz.com |
| "Review: A Discontinuous Line (Danish)" published on 12-15-06 by Jazznet |
| "Review: Alchemia (Danish)" published on 11-04-06 by Jazznet |
| "Review: The Color of Memory (Danish)" published on 11-02-06 by Jazznet |
| "Review: Free Jazz Classics 3&4 (Danish)" published on 11-01-06 by Jazznet |
| "Ken Vandermark does it all - because he can" published on 06-23-06 by City Paper |
| "REVIEW::Free Jazz Classics 3&4" published on 06-01-06 by theWIRE |
| "Review: Free Jazz Classics Vol. 3&4" published on 05-25-06 by AllAboutJazz.com |
| "review: Live at the Woodruff Bldg." published on 02-21-06 by Metro Pulse (Knoxville) |
| "Review: The Color of Memory" published on 02-16-06 by PitchforkMedia.com |
| "review: Live at Underlying Themes" published on 02-10-06 by Lexington Herald-Leader |
| "NEW LINEUP, NEW TEXTURES FOR VANDERMARK 5" published on 02-03-06 by Boston Globe |
| "review: The Color Of Memory" published on 02-03-06 by WashingtonPost.com |
| "Vandermark 5 Gets Its Game On" published on 02-03-06 by Lexington Herald-Leader |
| "Giving Everything the Supercharged Treatment, Even Ballads" published on 02-02-06 by New York Times |
| "A Constant Search for New Directions" published on 01-30-06 by The New York Sun |
| "The Fresh Smell of Jazz" published on 01-28-06 by TheLiveMusicReport.com |
| "V5 Live at the Turf Club, Minneapolis" published on 01-27-06 by HowWasTheShow.com |
| "review: The Color Of Memory" published on 01-26-06 by Toronto Eye |
| "Head Cheese" published on 01-25-06 by Detroit Metro Times |
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| "The Color of Memory: review (Italian)" |
| Published on 12-19-05 by AllAboutJazz.com (Italy) |
| Writing credit: Enrico Bettinello |
Si e' spesso detto che i dischi dei Vandermark 5, per quanto sempre di ottimo livello, non rendessero giustizia a un gruppo che da vivo dimostra delle qualita' ancora superiori, un organismo in grado di spostarsi con grande naturalezza attraverso le complesse strutture in cui si snodano le composizioni del leader.
The Color of Memory, che e' l'ottavo disco ufficiale in studio del quintetto, rappresenta - inevitabilmente - per alcune ragioni un momento centrale nella vita della band: e' innanzitutto l'ultimo disco in cui compare il trombone di Jeb Bishop, che ha deciso di dedicarsi ad altro e si e' preso anche una pausa di riflessione.
Non e' la prima volta nella storia della band che avviene un cambiamento d'organico - negli scorsi anni il sassofonista Dave Rempis al posto del collega di strumento Mars Williams, mentre alla batteria Tim Daisy ha rimpiazzato Tim Mulvenna - ma in questo caso il mutamento sembra potenzialmente foriero di maggiore novita': al posto del trombonista c'e' infatti il violoncellista Fred Lonberg-Holm, un cambio di strumento quindi e anche l'inserimento all'interno della band di un musicista dalla personalita' molto forte.
Un altro aspetto che certamente colpisce nell'abbandono di Bishop e' legato al fatto che il musicista mai come oggi - anche The Color of Memory ne e' una felice testimonianza - e' sembrato essere una delle voci piu' interessanti e lucide del jazz di questi anni, in grado di operare una eccellente sintesi sul linguaggio dello strumento, riallacciandosi ad un'incisivita' mai calligrafica, ma sempre pregnante, che possiamo associare a quella di un Roswell Rudd.
Tornando piu' strettamente al progetto di questo nuovo doppio disco, registrato da Bob Weston, troviamo otto composizioni di Ken Vandermark, ciascuna accompagnata come di consueto da una esplicita dedica: sono brani cui la lunghezza - in media sulla decina di minuti - consente architetture variegate e ricche di snodi.
Come sempre nel jazz di Vandermark - che si continua a porre come "osservatore" privilegiato dell'intreccio tra la tradizione e le tante aperture a altre musiche e suggestioni artistiche - convivono atmosfere e modalita' lessicali diverse. Straordinario organizzatore, il multistrumentista riesce come sempre a porre in atto una intensa negoziazione della liberta', lasciando ai solisti tutto lo spazio di cui necessitano, ma guidandoli con mano invisibile verso dei "luoghi" di convergenza che cuciono assieme le diverse istanze.
Il primo tema, "That Was Now", presenta un funk sghembo e fulmineo su cui Rempis si lancia con furia dentro un assolo spigoloso, dapprima sorretto dalla sola batteria e poi lasciato in completa solitudine dentro le volute sempre piu' acide delle sue linee. L'alternanza tra momenti collettivi e zone piu' diradate e' evidente nell'alternarsi tra gli accenti della batteria e del contrabbasso e i riff spezzati dei fiati. Quando entra poi Bishop, il brano decolla definitivamente: il suo assolo, sporco, strozzato, solcato da un continuo graffio blues, e' esemplare della maturita' raggiunta dal musicista, che sembra scavare dentro l'anima ad ogni nota. A accendere gli ultimi fuochi di inquietudine sul finire del pezzo e' lo stesso Vandermark al baritono, strumento con il quale esplora una vasta gamma di possibilita' timbriche prima di guidare l'infuocato collettivo conclusivo.
Questo brano e' presente - insieme a altri due che compaiono nel disco, "Camera" e "Pieces of the Past" - anche nel ponderoso cofanetto registrato dal quintetto per l'etichetta polacca NotTwo.
Forte di una dedica collettiva a tre "geni" recentemente scomparsi come Ray Charles, Elvin Jones e Steve Lacy, la successiva "Suitcase" si muove su uno swing lineare e particolarmente cool, veicolo per begli assoli di clarinetto basso, trombone e batteria, oltre che per una serrata dialettica tra i vari componenti del quintetto - splendida l'integrazione tra i riff dei fiati durante la lucida divagazione di Bishop.
Certo non mancano anche momenti di maggiore astrazione - quelli per cui gli ascoltatori meno avventurosi liquidano talvolta Vandermark come un generico musicista free, fraintendendone completamente le coordinate espressive: e' il caso ad esempio del caliginoso percorso di avvicinamento al cuore di "Road Work" [non a caso dedicata a Merce Cunningham], prevalentemente giocato sull'accostamento di bagliori timbrici, ma come in una casa giapponese dalle parti scorrevoli, ci si ritrova subito dopo immersi nel drive serratissimo di "Burn Nostalgia", tema che sembra proiettare l'eredita' di Art Pepper verso una nuvola infuocata [qui Vandermark e' davvero eccelso al tenore]!
Il primo disco si chiude con "Chance", composizione dedicata a Nino Rota [cui la grafica del disco cambia beffardamente nome e sesso in Nina!]: l'intrecciarsi delle voci nella melodia e' delicato e preciso e quando il brano, con l'assolo del trombone, sembra adagiarsi su un ritmo posato e sornione, un cambio di tempo sposta l'atmosfera dentro una felicissima e essenziale danza di accenti.
Nel secondo CD c'e' di nuovo un collegamento a timbri scuri e danzanti: "Vehicle" si avviluppa felicemente attorno a una vamp e la dedica al trombettista scandinavo Magnus Broo non e' certo casuale. La collaborazione tra Vandermark e i musicisti norvegesi e' infatti sempre molto attiva e feconda e su molte parti di The Color of Memory aleggia chiaramente il pulviscolo di molto materiale condiviso ad esempio con gli Atomic.
La composizione piu' lunga e articolata e' certamente "Camera" [dedicata a Edward Weston]: si parte da un'introduzione posata e cameristica, con gli strumenti che si appoggiano morbidamente uno sull'altro a sfumare il tema. L'idea di lavorare sullo "spazio" compositivo e' qui sviluppata in modo particolarmente felice: ogni segmento e' esplorato senza fretta, fino a che l'inserirsi di un nuovo respiro non suona naturale, alternando una narrazione lineare al cercarsi piu' affastellato [ma il momento di "caos" alla meta' del pezzo e' di grande pregnanza] che si scioglie in luccicante swing.
Chiusura con "Pieces of the Past (for Joseph H. Lewis)", travolgente cavalcata caratterizzata da cambi di ritmo e da una densa urgenza solistica, quasi a chiudere il cerchio con la tradizione piu' viscerale.
Tutti i musicisti suonano benissimo - Bishop in modo assolutamente travolgente - e la ritmica di Kent Kessler e Tim Daisy ha un affiatamento ormai simbiotico nella flessibilita'. Uno dei dischi migliori dei Vandermark 5, a suggello di un fantastico percorso. La curiosita' per la nuova "rotta" con il violoncello diventa ancora piu' giustificata!
Valutazione: * * * * |
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